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Brevi racconti dedicati ai Bambini di
ogni età |
By
Fantasìa
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In una calda notte
estiva, illuminata da miriadi di stelle che scintillavano alternandosi nel
cielo infinito, la nave da crociera, solcava tranquillamente il Mar
Mediterraneo, calmo per la sua caratteristica di "mare chiuso",
dirigendosi verso nuovi porti, per allietare i suoi passeggeri durante il
viaggio. L'oscurità della notte, faceva sì che anche il mare, di un colore
bellissimo durante le ore di luce e così profondo nella sua intensità,
fosse un tutt'uno col cielo, così da non lasciar vedere nessun orizzonte.
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Marco si trovava a bordo
e sostava sul ponte più alto della nave. Gli piaceva rifugiarsi, subito
dopo il tramonto, proprio nel punto estremo, per sentire il vento forte
sul suo viso, e accoglierlo finalmente con sollievo, dopo la torrida
giornata appena trascorsa. E poi da lì, poteva vedere come lo scafo della
nave fendeva le onde e le divideva, lungo le sue due fiancate. La forza
dei motori si contrapponeva alla tranquillità di quel mare e sembrava che
tutta quell'immensa distesa d'acqua, si muovesse solo sotto quella nave.
Tutto intorno, buio e silenzio disturbato solo da qualche flebile luce di
altri pescherecci o di altri transatlantici in traversata. |
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Marco aveva sette anni,
era un po' goffo nell'aspetto e cicciottello: a scuola i suoi compagni, lo
chiamavano bonariamente "quattrocchi" perché portava gli occhiali. Molto
timido e quindi sottoposto ad arrossire ogni qualvolta qualcuno lo avinava
o gli si rivolgeva, era comunque contento di questo soprannome, perché in
un certo modo lo faceva sentire al centro dell'attenzione dei suoi amici,
tanto importanti per lui e la sua crescita. E durante questo viaggio,
sentiva molto, proprio per la natura del suo carattere, la mancanza delle
sue abitudini, della scuola, della maestra e di tutti loro. Ma ormai era
tempo di vacanze e di meritato riposo, soprattutto per i suoi genitori che
chiaramente lo avevano trascinato con loro. Ma lui amava la tranquillità,
il silenzio, e tutta la confusione che c'era in un posto così affollato
come una nave, un po' lo infastidiva. E cercava quindi, quando ci
riusciva, di starsene appartato, soprattutto se si trovava fuori del suo
ambiente abituale. |
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Per tutti questi motivi,
aveva deciso di affidare i suoi pensieri a quel immenso e misterioso mare,
che non lo avrebbe sicuramente mai tradito. Nel pomeriggio aveva preparato
un messaggio utilizzando della carta che aveva trovato in cabina, su cui
aveva impresso le sue sensazioni e dopo averlo arrotolato fermandolo con
un nastrino azzurro trovato per caso, lo aveva inserito in una
bottiglietta di succo di frutta, che aveva precedentemente provveduto a
pulire ed asciugare con infinita accortezza. Non aveva detto niente ai
suoi genitori, perché nonostante il bene che voleva loro poiché figlio,
molte volte erano indelicati con lui, lo spronavano a fare cose o ad
affrontare situazioni secondo il loro punto di vista a volte contrario al
suo carattere, come se per forza, si debbano assumere atteggiamenti
"fissi" per dimostrare qualcosa agli altri. |

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Lui capiva che per loro
quella era la vacanza tanto sognata, tanto attesa, che li riscattava dal
lungo inverno trascorso al lavoro, e sapeva che sicuramente erano convinti
che anche per lui fosse bella, diversa, insolita e quindi "invitante". Ma
lui si sentiva solo e nell' impossibilità di fare velocemente amicizia con
bambini mai visti prima, preferiva demordere, perché nel momento in cui
avrebbe preso confidenza, sarebbe arrivato il giorno del distacco, dovuto
alla fine della crociera. E adesso era lì, per portare a termine la sua
missione, soprattutto perché sperava tanto che questo messaggio, arrivasse
prima o poi, a qualcuno che, come lui, si sentiva inadeguato e non era
felice di ciò che stava vivendo. Sapeva anche in cuor suo, gli enormi
rischi che avrebbe corso quella bottiglia "persa dentro il mare": poteva
andare alla deriva su un'isola sconosciuta e finire sotto la sabbia senza
essere mai trovata; poteva, in un giorno di burrasca, andare a schiantarsi
contro uno scoglio frantumandosi in mille pezzi; poteva infine finire
nello stomaco di un grosso e famelico pesce, che nonostante la buona
volontà, non avrebbe mai potuto leggere il suo scritto. Ma sapeva anche
che il mare, avrebbe capito il suo intento e avrebbe fatto di tutto per
difenderla, insieme al vento che spirando forte, lo avrebbe aiutato a
farla giungere prima a destinazione. |
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Fu così che, dopo
essersi accertato che la chiusura fosse ermetica, (per farlo aveva usato
della cera di una candela), la strinse forte a se ancora per un attimo, le
augurò buon viaggio e buona fortuna e, prendendo tutte le forze che aveva
dentro, la gettò nell'acqua. Nello stesso momento, si pentì di averla
lasciata andare, perché la sua preparazione era durata diversi giorni, ed
era stata così per lui l'unica compagna di viaggio, fino ad ora. Poi si
convinse di aver fatto la cosa giusta e si spinse oltre la balaustra, per
seguirla con gli occhi, nel suo volo fino al mare. La bottiglia rotolò un
paio di volte su se stessa e poi si girò col collo rivolto verso il mare,
così come quando il tuffatore, appena spiccato il lancio dal trampolino,
flette le sue braccia allungandole per facilitare l'immersione e l'impatto
con l'acqua. Anche lei era contenta di fare quel viaggio e si preparava ad
affrontarlo. |
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Marco non poté sentire
il rumore del suo atterraggio marino, né riuscì più a vederla, perché la
nave viaggiava più forte durante la notte, lasciandosi dietro, oltre la
sua scia, il buio più totale. Ma nella sua mente, restò per sempre la sua
immagine e la sensazione che aveva provato nel lanciarla in mare, lei che
custodiva dentro di se, tutto il suo pensiero. E pregò tutte le sere,
affinché arrivasse comunque a qualcuno. La bottiglia intanto, appena
immersasi, scivolò a tutta velocità nelle profondità marine, provocando
non poco "timore" tra la popolazione locale. I pesci vicini, accortisi
dell'intrusa, si schivavano velocemente, temendo un attacco di qualche
predatore marino; le ostriche sul fondo subito si chiusero, evitando il
peggio, e anche la flora acquatica guardava non senza paura, questa
aliena, appena arrivata. Toccò il fondale e non trovando nessun ostacolo
che la bloccasse, iniziò lentamente, dondolando nell'acqua a risalire in
superficie: Quando arrivò su e riemerse, iniziò a galleggiare. Tutto di
lei era intatto ed il suo contenuto, perfettamente asciutto. La cera messa
a chiusura, era stata sistemata con cura e quindi non c'era stato nessun
inquinamento esterno. La prima prova era superata e anche se Marco non lo
avrebbe mai saputo, iniziava adesso, il lungo viaggio verso la sua mèta,
che anche se sconosciuta, sicuramente era molto, molto distante.
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Passò l'estate,
l'autunno e parte della primavera. Lei aveva riconosciuto l'alternarsi
delle stagioni, solo dalle fasi lunari, dalla posizione delle stelle e
l'accavallarsi delle nuvole nel cielo. In fondo, non poteva vedere altro
da lì, a testa sempre in su, o a volte adagiata sull'acqua, ma aveva
imparato un sacco di cose nuove. E una mattina di fine aprile, iniziò a
vedere, in fondo al suo orizzonte, una spiaggia e delle colline, dove
spuntavano delle case un po' sparse, senza nessuna collocazione precisa.
Ora, voleva il caso, che proprio quel giorno su quella spiaggia verso la
quale nuotava la bottiglia, si trovasse una bimba, di nome Victoria, che
seduta proprio in riva al mare, con le gambe piegate e le braccia
appoggiate sopra per tenersi il viso, piangeva a dirotto, disperatamente.
Era il suo compleanno, ma era costretta a trascorrerlo senza i suoi
genitori, che per motivi di lavoro, si erano dovuti assentare senza
riuscire a tornare in tempo. |

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E lei piangeva, perché
loro sapevano già, prima di partire, che non sarebbero tornati per quel
giorno, ma non glielo avevano detto, per evitarle un grosso dispiacere. Si
era subito preoccupata del loro rientro, ma l'avevano così rassicurata e
coccolata, che quel pensiero si era allontanato da lei, così com'era
sopraggiunto. Insomma l'avevano "tradita"; si erano approfittati della sua
purezza di bimba, inconsapevole della malizia degli adulti, e della loro
facilità nel raccontare bugie, che al momento opportuno, erano chiamate
"bugie costruttive". |
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Ora, Vic amava molto i
suoi genitori, ma sentiva in questo momento e per questo motivo, che non
avrebbe mai potuto perdonarli. E la cosa che l'aveva ferita di più, era
stata la frase che avevano pronunciato per telefono, dopo averla informata
di quel orribile notizia: "Torniamo domani amore. Ti abbiamo comprato un
regalo speciale! Vedrai che sarà valsa la pena di attendere, per scoprire
la sorpresa! ". A cosa le serviva, "domani", un regalo speciale? L'unico
regalo che avrebbe voluto era quello di stare tutti insieme, davanti a
quelle otto candeline, per cercare di spegnerle tutte in un soffio,
dimostrando loro che ogni anno lei era sempre più forte, più consapevole e
riusciva nei suoi intenti, solo grazie alla loro presenza, alla loro
costante vicinanza. Quello sì, che le sarebbe piaciuto più di qualsiasi
altra sorpresa! |
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Ma i grandi non
capiscono certi meccanismi, tanto logici quanto banali: vanno a cercare le
cose più lontano, rispetto a dove possono trovarle, dimenticandosi che si
è "bimbi" una sola volta, senza poter mai rivivere certi momenti. Il tempo
è prezioso, quando si è bambini: perché se è ben usato, lascerà che molte
cose non siano dimenticate e diventino invece patrimonio personale, un
bagaglio che non sarà mai, troppo pesante. Ma se è mal utilizzato, avrà
l'effetto contrario e i bimbi, dopo essere cresciuti, cercheranno invano
il ricordo nella loro memoria; perché li farebbe troppo soffrire e
preferiranno rimuovere tutto al più presto… |
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E mentre Vic piangeva e
pensava a tutte queste cose, rivolse il suo sguardo verso il mare e disse:
"Anche tu oggi, non mi sei d'aiuto! Sono venuta qua per sentirmi "a casa"
e mi lasci sola nel mio silenzio, senza neanche consolarmi un po'! " Era
una bellissima giornata il 18 aprile; l'aria già tiepida, annunciava
l'estate in arrivo con un po' di anticipo ed il sole, alto nel cielo,
faceva brillare tutta la superficie del mare. E fu così che, mentre
ammirava tutta quella meraviglia naturale, vide qualcosa che, solo in un
punto, brillava più di tutto il resto, più intensamente. D'istinto si alzò
in piedi per vedere meglio e si accorse che qualcosa, stava galleggiando
verso di lei. Immediatamente si tolse le scarpe con i lacci, alle quali
aveva fatto il doppio nodo, si sfilò i calzini, cercò di arrotolare con
cura i jeans fino sopra il ginocchio e piano piano, con un tuffo al cuore,
si diresse verso quel luccichio che le stava venendo incontro.
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Con l'acqua che ormai,
le arrivava già a filo della stoffa dei jeans, si rese conto che era una
bottiglia, trasportata dalle onde. "Che stupida! Mi sono bagnata tutti i
pantaloni, solo per scoprire una bottiglia….Chissà cosa credevo che fosse!
" Fece per voltarsi e ritornare a riva, ancora incredula di aver sperato
in un qualcosa che non si era poi dimostrato realmente da desiderare,
quando un dubbio le sfiorò la mente: " E se fosse la risposta del mare? "
Non perse altro tempo, e ormai tutta bagnata fino a mezza coscia, allungò
le braccia, per afferrare la bottiglia, che da subito era voluta essere
raccolta da qualcuno, e nessuno, poteva essere migliore di lei. Anche
Marco ne sarebbe stato felice, se l'avesse saputo. Correndo, uscì da quel
mare, amico fidato e si andò a sedere su uno scoglio, per impedire alla
sabbia di incollarsi su tutto quello che aveva addosso, di bagnato. Scrutò
bene la bottiglia, prima di cercare di aprirla. |
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Era verde, di quel verde
tipico delle bottiglie di succhi di frutta, e dentro, anche se riusciva a
vedere poco, perché era molto sporca di alghe, di incrostazioni, di
piccolissimi molluschi che nel suo viaggio si erano attaccati, come le
cozze fanno con gli scogli, aveva capito che c'era un messaggio, che la
bottiglia non era arrivata per caso, lanciata dopo chissà quale party
tenuto su uno degli yacht che affollavano quel mare, ma che qualcuno,
l'aveva spedita, proprio via mare... La sua curiosità, le urlava da dentro
di romperla il più velocemente possibile per leggere quel messaggio così
misterioso, per poter finalmente carpire chissà quale segreto lasciato al
mare, ma la sua enorme sensibilità, si chiedeva se fosse giusto farlo,
pensando magari, che forse doveva ancora viaggiare per arrivare alla vera
destinazione. |

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Decise quindi di
portarla a casa, la pulì bene bene, l'asciugò accuratamente e cercò infine
di aprirla. La cera, divenuta, dopo tutto quel tempo, come cemento, non si
poteva togliere se non con un coltello, ma lei aveva paura di rompere
l'involucro e piano piano, cercò di aprirsi un varco, in tutta quella
specie di "muratura" che si era formata. Finalmente, venne via tutto
insieme, "cemento e tappo" e da dentro la bottiglia, le parve di sentire
come un sospiro di sollievo…. La capovolse e un secondo dopo, il
messaggio, completo di nastrino azzurro, atterrava sulla sua scrivania. E
lentamente, lo sciolse, iniziando a srotolarlo. Aveva tante sensazioni
dentro di se, e in quel momento, l'emozione, era quella che le superava
tutte, perché le stava anticipando la magia del momento che si apprestava
a vivere. |
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Lo aveva letto tante
volte sui libri, di questi messaggi nelle bottiglie, di sconosciute mappe
del tesoro sfuggite alle mani dei pirati, solo grazie all'intervento del
mare, che le aveva trasportate lontano nel tempo e nello spazio; lo aveva
anche visto al cinema, un film di lettere d'amore mai recapitate, raccolte
da persone all'altro capo del mondo, e usate per fare degli articoli sul
giornale, per stuzzicare la fantasia delle persone. Ma mai avrebbe
immaginato, che un giorno, anche lei ne avrebbe tenuta una proprio nella
sua mano. Oramai il rotolo era tutto aperto, e poteva scorgere le prime
lettere, anche se incomprensibili per lei, perché scritte in una lingua
straniera. Capiva solo il nome scritto nella firma "tuo Marco"…e già le
pareva un nome così bello, pieno di armonia, sensibilità, dolcezza….
L'italiano lo sapeva poco, anche se nonna Matilde, fin da quando era
piccola, glielo aveva insegnato; ma c'era troppa grammatica, c'erano
troppe regole, troppi "modi di dire" in questa lingua, e lei era ancora
piccola, per poterla apprendere e capirla correttamente. |

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Leggeva Vic, cercando di
fare "spelling", per prendere almeno il senso di ciò che Marco, sì ormai
sapendo il nome capiva che il messaggio era di amicizia, aveva voluto
scriverle. E pensò subito, che quelle parole, avesse davvero voluto
scriverle proprio a lei. Finalmente riuscì a mettere insieme le frasi, a
dargli l'intonazione giusta, la pronuncia corretta….
Il testo diceva: Luglio 2003 - Messaggio
scritto da una nave da crociera -"Chiunque
tu sia, ovunque tu sia, se anche tu ti senti sola come me e non compresa
dalle persone che ami, cerca sempre di seguire la strada del tuo cuore,
perché dentro di lui, c'è tutto di te. Anche se quella che ti indica, è la
strada che in quel momento ti sembra la più difficile, la più dolorosa e
anche la più insensata. Ricordati che lui non può sbagliare, perché è
parte di te. E la volontà è l'unica forza su cui puoi fare affidamento.
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Lo lesse una decina di
volte, prima che il testo si fosse ben memorizzato nella sua mente. Non
pensò più ad altro che a questo messaggio, da dopo che lo ebbe letto.
Sorridendo, lo arrotolò di nuovo, cercò di rifare il fiocco col nastrino
azzurro e lo inserì correttamente nella bottiglia. Poi prese della
ceralacca dallo studio di papà e la richiuse ermeticamente. Prese il
giubbotto, salì sulla sua bicicletta e tornò nuovamente sulla spiaggia
dove l'aveva raccolta. Stavolta si tolse solo le scarpe ed i calzini,
senza curarsi di arrotolare i jeans. |
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Pensava forse, che
doveva fare in fretta, quello che aveva in mente di fare. Tenne stretta a
se la bottiglia per un paio di minuti ancora, prima di renderla al mare,
affinché continuasse il suo viaggio, verso rive lontane o vicine, per
portare il messaggio anche ad altre persone che stavano vivendo un momento
di solitudine o di tristezza. Adesso non le serviva più, aveva capito che
comunque i grandi, vogliono preservarci dalle sofferenze fin quando siamo
piccoli, credendo che non si sia in grado di affrontarle, per la nostra
tenera età, o cercando di risparmiarcele fin quando sia possibile. Ma non
ce n'è bisogno, perché "crescere" vuol dire anche sentire un po' male,
proprio lì vicino al cuore, scrigno segreto delle nostre speranze. Non fu
necessario allontanarsi troppo dalla riva, per effettuare il lancio. Ma
prima baciò sul collo, quella bella bottiglia verde, che ripulita e
rimessa a nuovo, era ormai pronta, per affrontare un nuovo viaggio, e con
lui, ad approdare, su un'altra riva, in altre mani, dentro altri "cuori."
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Per
le mie bambine, Sara & Giulia, con affetto By
Fantasìa
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