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Brevi racconti dedicati ai Bambini di
ogni età |
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IL TESORO
RITROVATO
(la
scoperta del segreto o il segreto della scoperta) |
By
Fantasìa
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Pioveva forte quel
pomeriggio ed Elisa si annoiava molto in casa, senza nessuno con cui
giocare. Le giornate sembravano interminabili, specialmente quando non
poteva uscire ed incontrare qualche amica, con cui dividere il suo tempo
libero…. Decise così di salire in soffitta: era li che si rifugiava nei
momenti in cui non sapeva come occupare il resto della giornata, perché
poteva giocare all'esploratrice. Si metteva infatti a rovistare
dappertutto, alla ricerca di qualcosa che accendesse la sua fantasia,
così, da immaginare chissà quali storie. Aprì quel vecchio baule verde,
posto in fondo, sotto l'abbaino del tetto… Le piaceva tanto quel baule,
sembrava proprio il tipico forziere che è solito trovarsi a bordo dei
grandi vascelli dei pirati. Le cerniere, completamente arrugginite dal
tempo, lo facevano scricchiolare ogni volta in cui veniva aperto.
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Ma oggi forse, Elisa
presta più attenzione nel sollevare il coperchio e, solo dopo averlo
completamente svuotato, con le mani ancora piene di quella polvere fine,
che forma come una patina fastidiosa su tutto il palmo, si accorge che c'è
un doppio fondo, rimastole sconosciuto, nel corso di tutti quegli anni.
Sollevato quindi, quello che fino ad allora era stato l'unico fondo che
credeva ci fosse, sfilò delicatamente un manoscritto su pergamena che, a
giudicare dalle sue condizioni, doveva essere molto antico, scritto in
corsivo, con la penna a china. La meraviglia che provò, si unì
all'infinita curiosità, che da sempre la contraddistingueva, che subito
prese il sopravvento e iniziò a leggerlo. Riconobbe così, che l'ampolla
descritta nel racconto, assomigliava tanto a quella che sua nonna teneva
gelosamente custodita in camera sua, nella bacheca di vetro, e che, fin da
piccola, le era sempre piaciuta. Senza dire niente a nessuno, decise di
tenersi il racconto: lo arrotolò velocemente, e lo nascose in camera sua,
ripromettendosi, l'indomani, di parlarne con la maestra, unica, sua
preziosa confidente. |

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La maestra, incuriosita
dalla storia di Elisa, le chiese di poterlo leggere a tutti, durante la
lezione. La mattina seguente, il racconto si trovava nelle sue mani,
mentre 'ampolla era nello zaino di Elisa. Così la maestra comunicò ai
bimbi, che quel giorno avrebbe loro letto una storia nuova, molto bella,
alla quale dovevano prestare massima attenzione. I bimbi, ancora mezzi
assonnati ed un po' svogliati, per niente convinti delle sue parole e
certi che avrebbero ascoltato una storia come tante altre, continuarono a
fare quello che già stavano facendo, senza curarsi di lei. In classe
regnava il caos più totale: chi era intento a costruire aereoplanini di
carta, chi lanciava la gomma da cancellare al compagno più lontano, chi
batteva insistentemente la matita sul banco solo per dare fastidio, chi si
alzava in piedi e, strisciando la sedia a terra, provocava uno stridio
irritante, chi conversava col compagno vicino, chi cantava, chi si
sdraiava a terra scimmiottando animali vari. |
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La maestra però, non si
perse d'animo e, dopo averli richiamati all'ordine un paio di volte,
iniziò a leggere. Una, due, tre frasi bastarono per catturare anche gli
sguardi dei più disattenti; che adesso erano i primi ad intimare il
silenzio più assoluto. Dopo dieci minuti, la classe era ormai assorta in
un silenzio mai sentito, mai avuto prima. Tutti ascoltavano adesso e
tutto, dal loro atteggiamento, faceva ben capire che volevano farlo:
sguardo fisso su di lei, gomiti ben piantati sul banco, mani che
sostengono il mento, proprio come quando veniamo rapiti da qualcosa di
misteriosamente affascinante. E mentre la maestra proseguiva, non poteva
fare a meno di notare, valutare e ammirare la loro concentrazione, perso
già ogni timore di alzare gli occhi e trovarli tutti addormentati. Il
silenzio regna sovrano, in tutta la stanza. |

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Elisa, è seduta nel
terzo banco vicino alla finestra, che era stata già socchiusa, per
stemperare e mitigare l'aria calda presente in classe, e mentre ascolta,
guarda fuori, quelle numerose nuvole che quel giorno affollavano il cielo,
tante come le miriadi di auto imbottigliate solitamente nel traffico
quotidiano. Ce n'erano di svariate forme, di diverso tipo: una sembrava
proprio un fiore appena sbocciato, un'altra una foglia con molte punte, e
laggiù in fondo, ce n'era una che pareva proprio una piccola farfalla,
precisa nella forma, perfetta nel contorno, che giocava nel cielo,
improvvisandosi perfetta danzatrice, a farsi rincorrere dal vento. E
mentre la maestra leggeva: "Il vento si alzò forte nel cielo, fino a
toccare le nuvole e a spostarle con un lieve movimento della sua bocca…"
improvvisamente la finestra si aprì del tutto, proprio come se qualcuno
l'avesse spinta con la mano per entrare e poter ascoltare attentamente
quella storia. |
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Entrò così una leggera
brezza, che non distolse mai, neanche per un attimo, l'attenzione dei
bambini. Così fu fino alla fine del racconto e mentre tutto era ancora
avvolto in quell'enorme sfera di silenzio che precede ogni domanda, e
ognuno di loro elaborava il racconto e ricordava la magica ampolla, il
vento propiziatorio che l'aveva amorevolmente preparata, riempita e
donata, lo spicchio di luna così magnanimo e altruista e quella stella
cadente che aveva deciso di non smettere MAI di brillare, un bimbo, come
risvegliatosi dal sogno, alzò la mano, chiedendo di intervenire. E ad una
ad una, molteplici furono le braccia sparse nell'aria di quella classe,
tantissime, le mani che si aprivano a ventaglio e si spingevano sempre più
in alto, come per indicare chi, di loro, l'aveva desiderata per secondo.
Tutti volevano per sé la stessa ampolla, o quanto meno realizzare il sogno
che questa rappresentava per loro e desideravano solo e insistentemente
sapere cosa dovevano, o potevano fare, per riceverne una uguale.
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Il Vento, che vide tutte
quelle mani agitate dentro di sé e che sentiva perfettamente l'intensità
del loro desiderio, non rinunciò, anche stavolta, a compiere il suo
piccolo, grande miracolo. Fece così entrare in classe, una bellissima e
leggiadra farfalla multicolore, che andò a posarsi sull'estremità
dell'ampolla della nonna di Elisa, posta, fin dall'inizio della lettura,
sulla cattedra della maestra. E lì rimase, per tutto il tempo in cui,
anche il vento fu presente. Elisa, capì improvvisamente tutto il segreto
della scoperta fatta e si diresse verso la cattedra. Col faccino pallido,
di chi, per la sua enorme timidezza stenta ad essere intraprendente,
guardò ad uno ad uno i suoi compagni e, superato ogni timore, disse: " Vi
voglio tanto bene, credetemi, ma non posso dividere con Voi questa
ampolla; perché è di mia nonna, e dovrò riportarla a casa." |
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Ma c'è una cosa che
posso e voglio dividere con tutti voi e, che voi dovete promettermi
cercherete sempre di fare altrettanto: possiamo darci la mano e formare
una catena infinita, così da riunire tutti i bambini del mondo, affinché
possano sentire il calore che arriva dalla mano dell'altro, per
trasmettere da una mano all'altra la solidarietà, l'altruismo, l'affetto,
la tenerezza. Contro l'indifferenza, l'egoismo, il proprio interesse.
Perché tutti così potremo apprezzare i colori della vita, sentirne il
profumo e portarlo per sempre dentro di noi. Una catena di mani che niente
e nessuno, potrà mai interrompere. Così cresceremo, sicuri di essere da
grandi, veri uomini e vere donne. |

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La farfalla agitò le sue
ali e, lentamente si allontanò dall'ampolla. Volteggiò un po' nella
stanza, piroettando sulla testa di ogni bimbo, per porgere il suo saluto e
si diresse verso Elisa; le si posò sul grembiule un attimo, per
ringraziarla e, velocemente, guadagnò l'uscita, riprendendo il suo volo,
alta nel cielo. Adesso, c'erano miriadi di nasi volti in su, appoggiati al
vetro della finestra di classe. Guardavano tutti le nuvole che finalmente
si allontanavano, lasciando spazio ad infiniti squarci di azzurro. Era il
Vento, che nell'unico modo in cui gli era possibile, ringraziava tutti
loro per avergli dimostrato, ancora una volta, quanto immensa fosse la
sensibilità e la disponibilità dei bambini. E laggiù, proprio nel punto in
cui si era diretta e lentamente scomparsa la farfalla, si poté finalmente
scorgere un meraviglioso arcobaleno. Tutti allora, estremamente sereni, si
presero per mano, iniziando, con gioia, un allegro girotondo. |
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Per
le mie bambine, Sara & Giulia, con affetto
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Fantasìa |
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