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Cenerentola
(tratto dal film di Walt Disney, ispirato all'omonima fiaba di Charles Perrault.)
C'era
una volta, in un paese lontano, un gentiluomo vedovo che viveva in una bella
casa con la sua unica figlia.
Egli donava alla sua adorata bambina qualsiasi
cosa ella desiderasse: bei vestiti, un cucciolo, un cavallo..... Tuttavia capiva
che la piccola aveva bisogno delle cure di una madre. così si risposò,
scegliendo una donna che aveva due figlie giovani, le quali, egli sperava,
sarebbero diventate compagne di giochi della sua bambina. Sfortunatamente, il
buon uomo morì poco tempo dopo, ed allora la matrigna mostrò la sua vera
natura.
Era
dura e fredda, e profondamente invidiosa della dolcezza e bontà della sua
figliastra, perché queste qualità facevano per contrasto apparire le sue due
figlie, Anastasia e Genoveffa, ancor più meschine e brutte. Le sorellastre
andavano riccamente vestite, mentre la povera ragazza era costretta ad indossare
un vestito semplice e grossolano, ed un grembiule, e a compiere in casa tutti i
lavori più pesanti. Si alzava prima dell'alba, andava a prender l'acqua,
accendeva il fuoco, cucinava, lavava e puliva i pavimenti.
Quando aveva finito
di sbrigare tutti i lavori, per riscaldarsi era solita sedersi vicino al camino
accanto al carbone ed alla cenere. Perciò cominciarono a chiamarla Cenerentola.
La
matrigna e le sorellastre dormivano in belle stanze, mentre la piccola camera di
Cenerentola era in soffitta, proprio sotto il tetto della casa, deve vivevano
dozzine di topi. Nonostante tutto questo, Cenerentola rimase gentile e cortese,
sognando che un bel giorno la felicità sarebbe arrivata.
Fece amicizia con gli
uccelli che la svegliavano tutte le mattine.
Fece
anche amicizia con i topi
con cui divideva la soffitta, diede a ciascuno un
nome, e cucì loro dei minuscoli vestiti e cappelli. I topi amavano Cenerentola
e le erano grati, perchè talvolta li liberava da una trappola o li salvava da
Lucifero, il malizioso gatto della matrigna.
Ogni mattina, Cenerentola,
preparava la colazione per tutti gli abitanti della casa: una scodella di latte
per il gatto, un osso per il cane, avena per il suo vecchio cavallo, granoturco
e frumento per le galline, le oche e le anitre del cortile. Poi portava al piano
di sopra i vassoi della colazione per la matrigna e le sorellastre Anastasia e
Genoveffa. "Prendi questa roba da stirare e riportala entro un'ora"
ordinava Genoveffa.
"Non dimenticare il mio rammendo, e non impiegare tutto
il giorno a finirlo!" la rimproverava Anastasia. "Stendi il bucato e
vai avanti col tuo lavoro" ordinava la matrigna
"Batti il grande
tappeto della sala, lava le finestre, pulisci la tappezzeria!" "Si
Genoveffa. Si Anastasia. Si mamma" rispondeva Cenerentola mettendosi al
lavoro di buona lena. Dall'altra
parte della città c'era il palazzo reale. Un giorno il re convocò il granduca
Monocolao e gli disse: "E' tempo che il principe prenda moglie e si
sistemi!" "Ma vostra Maestà" rispose il duca " deve prima
trovare una ragazza ed innamorarsi!" "Hai ragione" ammise il re.
"Daremo un ballo ed inviteremo tutte le fanciulle del reame. Dovrà
per forza innamorarsi d'una di loro.
" Subito furono spediti gli inviti e il
regale biglietto fu portato anche nella casa di Cenerentola.
"Un ballo! Un
ballo! Andremo ad un ballo!" gridarono Anastasia e Genoveffa. "Anch'io
sono invitata" disse Cenerentola. "C'è
scritto: 'Per ordine del Re, ogni fanciulla dovrà partecipare!". Le
sorellastre risero all'idea di Cenerentola che andava ad un ballo indossando il
grembiule con una scopa in mano. Ma la matrigna, con un sorriso sornione, disse
che Cenerentola sarebbe certamente potuta andare se avesse finito il suo lavoro
e si fosse procurata un vestito decente da indossare. "Se....." rise
Anastasia "Se....." sghignazzò Genoveffa. E
venne il gran giorno. Fin dall'alba le sorellastre furono indaffarate a
scegliere abiti, sottovesti ed ornamenti da mettere nei capelli, e non parlarono
che del modo in cui si sarebbero vestite per il ballo. Nel frattempo Cenerentola
fu tenuta più occupata del solito, perché dovette stirare le ampie gonne,
sistemare le guarnizioni, annodare i nastri. Quando venne la carrozza a prendere
la matrigna e le sorellastre, Cenerentola non aveva avuto neppure avuto il tempo
di prepararsi. "Bene" disse la matrigna. "Allora non verrai. Che
peccato!
Ma ci saranno altri balli!" Cenerentola salì tristemente le scale
buie e si affacciò alla sua finestra illuminata dalla luna.
E guardò mesta il
palazzo lontano che risplendeva di luci. All'improvviso,
una candela venne accesa alle sue spalle. Cenerentola si voltò, e vide un
bellissimo vestito da sera. L'avevano
cucito per lei gli uccelli ed i topi suoi
amici, e lo avevano decorato con pezzi di nastro e perline che avevano trovato
in giro per la casa. In men che non si dica, Cenerentola indossò il vestito e
corse giù per le scale, gridando: "Per favore, aspettate, vengo
anch'io!" Anastasia e Genoveffa si girarono: com'era bella!
L'invidia le
accecò e... "Le mie perle!" gridò una. "Il mio nastro!"
urlò un'altra e strapparono il vestito di Cenerentola. Poi, soddisfatte se ne
andarono.
Disperata
Cenerentola corse in giardino e singhiozzò: "E'
proprio inutile.
Non c'è niente da fare!" Ma in quel momento da una nuvola
di polvere di stelle uscì una donnina dalla faccia tonda, avvolta in un
mantello con cappuccio. "Sciocchezze, figliola" disse con voce dolce.
"Asciuga quelle lacrime: non vorrai andare al ballo in questo stato!".
Cenerentola smise di piangere e chiese: "Chi siete?" "Sono la
fata tua madrina e mi chiamo Smemorina" rispose lo strano personaggio.
"Non abbiamo molto tempo a disposizione. Penso
che per prima cosa tu abbia bisogno di una zucca." Cenerentola non capì il
motivo, ma obbedì e raccolse una grossa zucca. 
La
fata agitò la sua bacchetta magica verso di essa, e cantò: "Salagadula,
mencica bula, bibbidi-bobbidi-bu...." la zucca si alzò lentamente sul
fusto, mentre i viticci arrotolandosi si trasformarono in ruote: in un attimo
diventò una stupenda carrozza. "Ora"
disse la fata "abbiamo bisogno di alcuni topi". Quattro piccoli amici
di Cenerentola si presentarono di corsa, ed ancora una volta la fata cantò le
parole magiche mentre toccava i topi con la sua bacchetta. I topolini furono
trasformati in quattro cavalli grigi pomellati che furono subito attaccati alla
carrozza. Poi la fata trasformò il vecchio cavallo di Cenerentola in un superbo
cocchiere ed il cane Tobia in un elegante valletto. "Ed ora tocca a te,
mia cara" 
disse la fata Smemorina, toccando Cenerentola con la sua
bacchetta. Il
vestito strappato diventò uno splendido abito di seta e da sotto la gonna
spuntarono delle deliziose scarpette di cristallo, le più belle del mondo.
Cenerentola non riusciva a parlare per l'emozione. La fata allora spinse la
carrozza e le raccomandò di non rimanere al ballo dopo la mezzanotte: se fosse
rimasta un solo minuto di più, la carrozza sarebbe ridiventata una zucca, i
cavalli topolini, il cocchiere un vecchio cavallo ed il valletto un cane, e lei
stessa si sarebbe ritrovata vestita di stracci. Cenerentola promise e partì
felice verso il palazzo reale. Quando arrivò, il ballo era già iniziato, e il
principe, con aria un pò annoiata, stava facendo l'inchino alle duecentodecima
e duecentoundicesima damigella: le brutte sorellastre Anastasia e Genoveffa.
All'improvviso
alzò lo sguardo e scorse all'ingresso la più bella fanciulla che avesse mai
visto. Come trasognato piantò in asso le sorelle e si avvicinò a Cenerentola,
la prese per mano e l'accompagnò nella grande sala, in mezzo a tutti.
Per tutta
la serata il figlio del re non ballò con nessun altra e non lasciò la sua mano
un solo minuto. Le sorellastre e la matrigna non riconobbero Cenerentola e si
rodevano d'invidia chiedendosi chi potesse essere la bella sconosciuta. Tutte le
dame osservarono il suo abito e la sua pettinatura, e si ripromisero di copiarli
il giorno seguente. Il vecchio re sorrideva soddisfatto: il principe aveva
trovato la sposa dei suoi sogni.
Passarono le ore. Quando l'orologio del palazzo
cominciò a battere la mezzanotte, Cenerentola ricordò la promessa. "Devo
andare" gridò spaventata e, liberando la sua mano da quella del principe,
attraversò il palazzo e scese di corsa lo scalone, inseguita dal principe e dal
granduca. Una scarpetta di cristallo le si sfilò correndo, ma lei non si fermò
finché non fu in carrozza. L'orologio stava ancora battendo l'ora quando la
carrozza lasciò il palazzo di gran carriera: mentre oltrepassava il cancello,
risuonò il dodicesimo rintocco: carrozza, cavalli, tutto sparì ed al loro
posto comparvero una zucca, alcuni topolini, un cane, un vecchio cavallo e una
fanciulla vestita di stracci. Tutto
ciò che rimaneva di quella magica serata era la scarpetta di cristallo che
brillava al piede di Cenerentola. Il mattino seguente, il figlio del re comunicò
al padre che avrebbe sposato solo la fanciulla che aveva perso la scarpetta al
ballo. Il granduca Monocolao fu incaricato di cercare la ragazza il cui piede
entrasse perfettamente nella preziosa scarpetta. Il granduca provò la scarpetta
a tutte le principesse, alle duchesse, alle marchese, a tutte le dame del regno,
ma inutilmente.
Arrivò
infine a casa di Cenerentola. La matrigna tutta eccitata, corse a svegliare le
sue pigre figlie. "Non abbiamo un minuto da perdere" gridò. "C'è
la possibilità che una di voi diventi la sposa del principe, se riuscirà a
calzare la scarpetta di cristallo!" e le mandò giù di corsa dal duca, con
la raccomandazione "Non deludetemi"! Poi seguì Cenerentola, che era
andata in camera sua per rendersi presentabile al duca, e la chiuse dentro a
chiave. Nessun'altra doveva poter approfittare di un'occasione tanto fortunata. Quando
Cenerentola udì lo scatto della serratura, capì, troppo tardi, cos'era
accaduto. "Per favore, vi prego, fatemi uscire!" implorò girando
inutilmente la maniglia. La matrigna si mise in tasca la chiave e se ne andò
sogghignando. Non si accorse però che due topolini la seguivano, senza mai
perdere di vista la tasca in cui aveva messo la chiave. Nel frattempo Anastasia
e Genoveffa stavano discutendo sopra la scarpetta di cristallo, e ciascuna
affermava che era sua. La matrigna le osservò con attenzione mentre cercavano
senza successo di far entrare i loro piedoni nella minuscola scarpetta. Non
si accorse che i due topolini le sfilavano silenziosamente la chiave dalla tasca
e se la portavano via.
Il granduca riprese la scarpetta alle due sorellastre
immusonite e si avviò alla porta per andare nella casa seguente, quando
Cenerentola, chiamò dalle scale: "Per favore Vostra Grazia, aspettate!
Posso provare la scarpetta?" La matrigna tentò di sbarrarle il passo.
"E' solo Cenerentola, la nostra sguattera." disse al duca, ma egli la
spinse di lato. "Signora, i miei ordini sono: ogni fanciulla del
regno!" La malvagia matrigna tentò un ultimo trucco. Fece lo sgambetto al
servitore del duca che reggeva su un cuscino la scarpetta di cristallo: la
preziosa scarpina cadde per terra frantumandosi in mille pezzi. "Oh è
terribile!" gridò il duca. "Cosa dirà il Re?" Allora
Cenerentola mise la mano nella tasca del grembiule. "Non
preoccupatevi" disse "ho io l'altra scarpetta"
Il duca gliela
calzò, ed il piede naturalmente entrò senza fatica.
Il quel momento apparve la
fata Smemorina, che toccò Cenerentola con la bacchetta magica. E
tutti poterono constatare che era proprio lei la bella sconosciuta che aveva
conquistato il cuore del principe al ballo. Cenerentola fu accompagnata al
palazzo reale con la carrozza del re. Là,
fra grandi feste ed al suono di tutte le campane del reame, Cenerentola sposò
il suo principe. E da quel giorno vissero felici e contenti.
So this is love
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